
Un concetto implicito nelle descrizioni e nelle ambientazioni del Sutra del Loto è quello dell'interconnessione. La presenza di tanti tipi di creature, razze e specie, umane, non-umane, divine, tutte riunite intorno al Buddha, fa subito pensare alla molteplicità e all'unità, alle miriadi di esseri e, contemporaneamente, ad un profondo legame, allo scopo comune della felicità, dell'Illuminazione, dell'interezza. Questa impressione di unità nella complessità e di complessità nell'unità non riguarda soltanto la differenziazione delle specie viventi, la già citata biodiversità, ma anche lo spazio, gli spazi, le infinite o indefinite "terre" o piani di esistenza descritti e illuminati dalla luce del Tathagata. Non solo, anche il tempo, in questo Sutra, travalica i consueti confini: il passato, il presente e il futuro si estendono a dismisura in innumerevoli sfaccettarure del trascorrere e, contemporaneamente, si manifestano come specificazioni dell'eternità, di un qui-e-ora atemporale e aspaziale. In effetti il Sutra, attraverso le metafore, le immagini che evoca e il simbolismo, veramente parla dell'Illuminazione, la fa quasi percepire, apre il cuore e l'immaginazione ad essa. Soprattutto non la rappresenta lontana, in un'altra e irraggiungibile condizione della coscienza, bensì concretamente vicina, nella sua globalità, indefinibilità, unitarietà, vastità e, paradossalmente, tangibilità. Non meraviglia che sia il Gran Maestro T'ien T'ai che Nichiren Daishonin, commentando il Sutra del Loto, abbiano indicato delle leggi segrete nascoste nella sua profondità. Segrete, sì, ma anche in qualche modo accessibili, evidenti, mai veramente occultate...